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Da cosa è cominciato tutto?
Si mise a parlare del coraggio e delle armi.
La sua non era nemmeno una voce, ma una moltitudine di voci.
Perciò quando lei parlava, mi sembrava
che in genere lei parasse con se stessa.

Mettendo insieme le sue lettere e i suoni
così che ogni parola divampava e scintillava.
E persino quando parlava dei composti dell’etere,
sembrava stesse raccontando le pene di Cristo.
Cantando quello che era del tutto incomprensibile.

E come mi voleva spiegare
che in ciascuno di noi c’è un’audacia irrinunciabile,
che la storia è solo città morte e lapidi delle tombe,
che il futuro è terra nera e meteoriti rosse,
che l’amore è esercizio per la respirazione,
la sete dopo il pranzo.

E perciò bisogna gareggiare per la possibilità di addormentarsi insieme,
rompere le file nemiche per la possibilità di svegliarsi insieme,
lasciare insieme a lei i balconi e le stanze notturne,
ferire la pelle dei palmi delle mani con funi di ferro,
considerando la capacità di amare
come fosse l’abilità suprema.

Anche nella sua menzogna c’era una sua misura.
Davanti la attendevano la gioia e la fedeltà,
il sangue rappreso sulla manica dell’uniforme.
Che cosa tiene gli uccelli lassù? Evidentemente la fede.
Cosa tiene i pesci nel fiume? Evidentemente la tenerezza.

© Serhiy Zhadan | Traduzione di Lorenzo Pompeo

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