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E allora lei dice:
tanto lo so come andrà a finire:
tutto andrà a finire solo perché finirà.
Io soffrirò quando pescherai morti sempre nuovi
scacciando quelli pescati prima.

Ma io le dico:
Nessuno soffrirà.
Nessuno dovrà mai soffrire.
Altrimenti perché esisterebbe tutta questa poesia?
perché nell’aria si spalancano le chiuse e le miniere?

Allora perché colmiamo il vuotodi canti e di poesie?
perché prepariamo la fuga? Perché un qualsiasi poeta con le sue parole può fermare
qualunque emorragia.

Lei chiede:
perché questi poeti qualsiasi si comportano come bambini?
Perché vivono come rifugiati e muoiono come banditi?
Perché non fermano almeno ciò
che possono fermare?

Ma io le dico: perché è dura vivere con corpi estranei,
perché per il linguaggio i santi hanno i loro piani oscuri,
perché di gente normale ormai non ce n'è,
sono rimasti solo ladri o ciarlatani.

Tengono lontane le pene dagli animali e dai bambini,
afferrano penne d’uccelli impigliate fra i rami,
vivono alla bell’e meglio, scegliendo
fra la morte e la disoccupazione.

Per cui tutto finirà così; tutto ricomincerà da capo,
penetrando nella gola e stendendosi sulla retina,
colmandoci di amore e d’oblio,
subito,
dall’inizio.

© Serhiy Zhadan | Traduzione di Lorenzo Pompeo

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