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Dai, digli qualcosa, fermala,
non c’è nessuna notte, non c’è guerra,
nel mezzo di questa tenebra e altezza c’è solo il suo desiderio ostinato di andarsene.
Diglielo, chi altro può calmarla e fermarla, se non tu?

Semplicemente fermala, non lasciarla andare,
che continui a dire tutte le sue sciocchezze,
che continui a mescolare il suo sangue con le lacrime
un giorno se ne andrà, ma che rimanga fino all’inverno.

Guarda quanto sono lunghe le notti ora,
come sono vischiosi i fumi,

Anche se di mattina la luce sarà accecante e azzurra,
lei, ugualmente, ascolterà solo te,
anche se i suoi santi saranno severi e arrabbiati,
che questo avvenga adesso, o non avvenga affatto.

Ma non lasciarla andare,
finché il sole si intravede nella foschia,
anche se finisce l’autunno e comincia l’inverno
lei ugualmente più di tutto ha paura di rimanere da sola.

Anche se i suoi santi saranno buoni nella loro tristezza,
lei ugualmente potrà lamentarsi solo con te,
forse perché si sente sola proprio nella folla.

Dille qualcosa
che non le hai mai detto,
qualcosa delle persone e degli uccelli,
degli animali e dei pesci,
qualcosa sull’eternità del carbone e la leggerezza del grano,
sulla la vita che deve andare avanti
anche quando è in corso la guerra.

Del resto chi ti crederà se non lei.

© Serhiy Zhadan | Traduzione di Lorenzo Pompeo

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