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Di notte le scrisse un messaggio. Qualcosa riguardo a quell’ora tarda, quando sulle strade nell’aria appiccicosa avanzano i demoni e nelle cucine si addensa l’odore di papavero e cioccolata, e lui, come un vecchio pirata stremato, attraverso la notte violacea cercava con gli occhi le luci del suo appartamento e, col fiuto acuto di ratto, sentiva il profumo della sua pelle, percepiva il suo facile sprofondare nei sogni come nella neve scricchiolante e leggera di Natale, e fin quando i cristalli di gelo le si attaccavano alla bocca lui le faceva da guardia, proteggendo la sua tranquillità e cacciando i demoni con le sigarette cubane.

In strada rimbomba ogni suono, ogni passo malaccorto o grido improvviso spaventa i piccioni sui tetti e i vagabondi inebetiti dal sole che d’estate si rifugiano in quelle abitazioni cadenti e abbandonate. Viene di parlare piano per non farsi sentire o, se invece sentono, per non farsi capire.

© Serhiy Zhadan | Traduzione di Giovanna Brogi e Mariana Prokopovyč

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