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Ancora nulla. Verde notte,
in ogni silenzio la propria misura.
Consapevole dei secoli necessari
perché appaia una prima cosa,
lui proferisce il nome di lei.

Come aprire una finestra notturna
e afferrare ogni movimento,
aspettandosi qualcosa,
e la pesante tela del non essere
docile gli si offra tra le mani.

E tutto quel che sarà di loro —
goulf stream, iceberg di morti mari,
quotidiana corsa di sfere d'aria,
canti di capodoglio, grida di chimere,
l’apparire di profumi e di colori,

di piante le radici, di foglie gli alberi,
ghiaccio dei laghi, fischio degli uccelli,
tremolio fiacco di minerali e carbone,
sussurro e ruggito di docili animali,
brame di chiassose città di negozi,

il fuoco che brucia le navi,
la morte su scuri stendardi di seta,
le stelle spente sull’alto sfondo,
quieti morti sulla terra estiva,
come lava si accumula il sangue nelle vene.

Tutto ciò che doveva venire, verrà,
tutto ciò che una tempo fu, scomparirà,
dazio per i mondi a loro rivelati,
per la voce impastata di tenebra,
per il respiro del calore sprigionato.

E sapendo che ciò è quanto li aspetta,
lui proferisce il nome di lei,
intessuto di consonanti e di vocali amare,
finché non cade ai suoi piedi
una neve di crepuscolare tenerezza,
la corrente di smeraldo dell'amore.

© Serhiy Zhadan | Traduzione di Lorenzo Pompeo

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